Architettura storica​

Il Castello di Melfi

L’imponente sagoma del castello normanno svevo è il simbolo di Melfi e la sua storia è legata alle figure di spicco che si sono succedute nel corso dei secoli nella città posta alle pendici del Monte Vulture. Voluto da Roberto il Guiscardo, ampliato da Federico II, dotato di nuove torri da Carlo I d’Angiò, rimaneggiato dai Caracciolo e dai Doria, a vederlo, il castello di Melfi sembra quasi emergere sulla sommità di un colle e non si può non condividere l’opinione di quanti lo considerano il castello più noto della Basilicata e uno dei più grandi del sud Italia. Subito si impongono allo sguardo le dieci torri, sette rettangolari e tre pentagonali, dei quattro ingressi, tre sono angioini, e attraverso uno di essi, aperto di Doria, si accede al borgo attraverso un ponte, un tempo levatoio. Superato il portone, si entra nel bel cortile principale, su cui affacciano il palazzo baronale e la cappella gentilizia. Al piano terra del castello è ospitato il Museo Archeologico Nazionale del Melfese, in cui è custodita l’importante documentazione archeologica rinvenuta nel comprensorio dell’area, mentre nella torre dell’Orologio si può apprezzare lo splendido Sarcofago romano, ritrovato nel 1856, noto anche come “Sarcofago di Rapolla”, perché un tempo conservato nella piazza della cittadina del Vulture. Appartenuto di certo a un personaggio di rango elevato, è un raffinato prodotto della seconda metà del II secolo proveniente dall’Asia Minore. Sul coperchio è raffigurata la defunta sdraiata.

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Il Convento di San Michele

Un caratteristico sentiero attraversa i fitti boschi e conduce al convento che, arroccato sulla caldera del Vulture, si affaccia sul Lago Piccolo creando un gradevole contrasto con la natura circostante.

Viene edificato dai francescani a partire dal XVII secolo, su un sito molto più antico. Ingloba le laure basiliane e in particolare la Grande Grotta scavata nel tufo dedicata all'arcangelo Michele. Nei pressi sono stati ritrovati depositi votivi risalenti al IV-III sec. a.C.

La Grotta dell'Angelo era il luogo dove si riunivano in preghiera i monaci italo-greci che anticamente abitavano la zona.

L'intero complesso è costituito da un convento a più piani, una chiesa settecentesca e l'antica edicola bizantina.

Attualmente la struttura, nei primi tre livelli, ospita il Museo di Storia Naturale del Vulture.

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La Badia di Sant'Ippolito

Sull'istmo, tra il Lago Piccolo e il Lago Grande, è situata la badia benedettina di Monticchio, riferibile al X-XI secolo. A quest'epoca è da riferire la chiesa, con abside trilobato e atrio al quale si innesta, in un periodo successivo, la torre campanaria. Dopo circa cinquecento anni di vita, il terremoto del 1456 distrusse irrimediabilmente gran parte dell'Abbazia costringendo i benedettini ad abbandonarla. Si spostarono sull'antico sito basiliano: le laure sulla rupe sul Lago Piccolo. È probabile che l'abbazia fosse arrivata ad occupare l'intero istmo tra i due laghi. Oggi, grazie a nuovi lavori, lo scavo è stato ampliato e sono state portate alla luce nuove testimonianze. È stata anche ricostruita, quasi del tutto, la torre campanaria.

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