San Fele è un borgo medievale del Vulture, arroccato tra il Monte Castello e il Monte Torretta, noto per il suo patrimonio storico, religioso e naturalistico. Tra santuari, boschi e cascate, rappresenta una delle mete più suggestive dell’Appennino lucano.
Il territorio è celebre per le Cascate di San Fele, un sistema naturale di salti d’acqua generati dal Torrente Bradano (o Bradanello), lungo cui si sviluppano percorsi escursionistici come “U Urtone”, “Le Gemelle”, “Il Paradiso” e la suggestiva “Cascata degli Innamorati”, nota per essere stata utilizzata come scenario della fiction dedicata al brigante Carmine Crocco, immersi in un paesaggio incontaminato.
Le cascate prendono il nome da “U uattenniere”, termine dialettale che richiama la gualchiera, antica macchina utilizzata per la lavorazione della lana, testimonianza dell’economia tradizionale del territorio.
872m
Altitudine
Potenza (PZ)
Provincia
2487
Abitanti
Benvenuti a San Fele
La storia di San Fele
Le origini di San Fele risalgono al 969 d.C., quando Ottone I di Sassonia fece edificare un castello-fortezza per difendere il territorio da eventuali attacchi bizantini. Intorno al castello si svilupparono nel tempo i primi nuclei abitativi, tra cui il “Rione Costa”.
Il borgo, originariamente chiamato Santo Felice, è citato nel Catalogo dei Baroni tra il 1150 e il 1168 e fu parte del feudo della Valle di Vitalba. Nel corso dei secoli ospitò Ruggero II e papa Onorio II, che qui stipularono accordi di pace tra Normanni e Papato.
Successivamente divenne feudo dei Caracciolo (1432) e poi dei Doria nel Seicento, attraversando diverse dominazioni.
Il territorio conserva tracce di frequentazioni antichissime, con ritrovamenti di graffiti e reperti databili al III-II millennio a.C. nelle aree di Santa Croce, Pierno e Civita.
Tra i principali luoghi di interesse spicca la Chiesa Madre di Santa Maria della Quercia (1514), situata nella centrale piazza Garibaldi, e il Santuario di Santa Maria di Pierno, uno dei più antichi e misteriosi della Basilicata.
San Fele è anche la città natale di San Giustino De Jacobis, missionario e vescovo, canonizzato nel 1975, la cui casa natale è oggi meta di pellegrinaggi.
Nel centro storico si trovano inoltre edifici di pregio come Palazzo Frascella, Palazzo Stia, il Monastero di San Fele e Palazzo Faggella, oltre alla casa di confino di Manlio Rossi-Doria, figura centrale del pensiero meridionalista.
San Fele nel Parco del Vulture
Il 5,2% del territorio comunale di San Fele, pari a circa 514 ettari, ricade all’interno del Parco del Vulture.
L’area comprende il Bosco Santa Croce, che si sviluppa attorno al Santuario di Pierno, e il Bosco Monte dello Squadro, ricco di biodiversità e sorgenti naturali.
All’interno del Parco rientra anche l’area delle Cascate di San Fele, habitat naturale della lontra, specie simbolo di questi ambienti fluviali. I sentieri che conducono alle cascate sono antiche mulattiere utilizzate in passato per la transumanza e i collegamenti tra le comunità locali.
Dal punto di vista geologico, il territorio presenta elementi di grande interesse come l’anticlinale di San Fele, una struttura che si estende in profondità per oltre 5000 metri e rappresenta un esempio significativo dell’evoluzione dell’Appennino Meridionale.
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