Ripacandida è un borgo del Vulture dalle origini antiche, noto per il suo patrimonio religioso, storico e naturalistico. Situato su un territorio ricco di testimonianze archeologiche e ambientali, rappresenta uno dei centri più suggestivi dell’area.
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Altitudine
Potenza (PZ)
Provincia
1542
Abitanti
Benvenuti a Ripacandida
La storia di Ripacandida
L’abitato di Ripacandida sembra essere sorto dopo l’invasione gotica di Candida Latinorum, quando gli abitanti si rifugiarono nell’area dove oggi sorge il borgo, dando origine al suo nome. Secondo altri studiosi, il toponimo deriverebbe invece dal colore chiaro del colle su cui è costruito.
Il centro attuale si sviluppa in parte su un insediamento frequentato tra il VII e il IV secolo a.C., a testimonianza di una presenza umana molto antica.
Il paese è conosciuto come “terra di santi”: qui sono nati o hanno vissuto figure religiose come i santi Donatello, Mariano e Laviero, il venerabile Giambattista Rossi e Maria Teresa Araneo, nota come Suor Maria di Gesù.
Sotto l’abitato scorre la fiumara di Ripacandida (Arcidiaconata), dove sono ancora visibili i resti di un acquedotto romano.
Tra i principali luoghi di interesse spicca la Chiesa di San Donato, la più antica del borgo, caratterizzata da una struttura romanica e da un portale del XVII secolo. L’interno, a navata unica con volte a sesto acuto, è decorato da un ciclo di affreschi noto come “Bibbia di Ripacandida”, che rappresenta scene della Bibbia a partire dalla Resurrezione.
Annesso al santuario si trova il “Giardino Storico San Francesco”, dove si possono ammirare un monumentale pino d’Aleppo, sequoie e tassi.
Ripacandida nel Parco del Vulture
Il 16,0% del territorio comunale di Ripacandida, pari a circa 534 ettari, ricade all’interno del Parco del Vulture.
L’area comprende terreni coltivati a olivo e vite, oltre a estese zone boscate. Il bosco comunale fa parte del “Bosco Grande”, condiviso con i territori di Forenza, Acerenza e Genzano di Lucania, ed è composto principalmente da querce e cerri d’alto fusto.
Per secoli il bosco ha rappresentato una risorsa fondamentale per le comunità locali, fornendo lavoro, legna e sostentamento. Costituiva inoltre rifugio per mandrie e allevatori durante la transumanza.
All’interno dell’area sono presenti strutture tradizionali come “Il Casone” e le “Pile”, antichi abbeveratoi utilizzati per il bestiame.
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