Sulle tracce di Federico II

Federico II di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero, figura carismatica della storia del meridione, amò molto la Basilicata e, in particolare, il Vulture. Qui sono disseminate numerose tracce del suo passaggio, a partire proprio da Melfi, dove sorge ancora il Castello che da lui fu ampliato e modificato, testimone di vicende che hanno fatto la Storia.

Durante il regno di Federico, Melfi divenne un importante centro culturale e amministrativo: nel castello, sottratto al potere dei funzionari e messo alle dirette dipendenze dell’imperatore, fu insediato l’Archivio del Regno e la corte superiore dei Conti cui facevano capo tutti i funzionari regi e accentrava l'amministrazione delle finanze. Qui venivano anche eseguite revisioni e pagamenti per scalpellini, carpentieri e la contabilità relativa a ogni acquisto. Anticipando il disegno più ambizioso che vede la creazione dell'università di Napoli, vi istituisce una Schola Humanitatis per preparare i componenti della Magna Curia.

Melphia era un centro famoso in tutto l'Impero dove arrivavano oltre che nobili e vassalli per rendere omaggio o ricevere privilegi anche schiere di religiosi, crociati, pellegrini, taumaturghi di tutte le filosofie. Lavoro e arte fervevano da ogni parte.

L'imperatore ampliò una scuola d'arte al di fuori delle corporazioni e cercò gli artisti del luogo, facendo loro scolpire eleganti portali e particolari architettonici. A sostegno vennero chiamati famosi architetti e scultori: Melchiorre da Montalbano, i fratelli Andrea e Sarolo di Muro Lucano, Io scalpellino Mele di Stigliano. II borgo ferveva di attività a cui soprintendeva il vescovo Richerio, il gran giustiziere sostenitore della politica imperiale, nonostante le scomuniche e le bolle papali.

L'anno 1231 sancisce per Melfi, già ricca di una propria significativa presenza nel teatro della storia, l'ingresso a pieno titolo nello scenario della formazione del diritto pubblico. Vengono qui promulgate il primo settembre le Constitutiones o Liber Augustalis, definite successivamente come "l'atto di nascita della burocrazia moderna" o la realizzazione del primo Stato opera d'arte. Per la realizzazione di quest’imponente opera Federico convocò i migliori giuristi della Curia del Re, tra cui il capuano Pier delle Vigne, protonotario del regno, reso celebre da Dante nel XIII canto dell’Inferno.

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